JAWA

Se chiedete a una persona discretamente esperta di moto che Marca sia la Jawa, l' interpellato (che ha il 50% delle possibilità di conoscere già tale Marchio, importato da parecchi anni in Italia) vi risponderà che si tratta di una fabbrica che produce vecchie e fumanti moto a due tempi, le più datate e meno costose che si possano reperire sul mercato europeo. E' sicuramente un peccato che tale Casa si sia creata questa umiliante fama di "Cenerentola delle moto", in quanto il suo glorioso passato le faceva meritare sicuramente un presente migliore di quello attuale. A differenza della connazionale Skoda, la Jawa non ha avuto il "principe azzurro" (leggi gruppo tedesco con denaro sonante) che l' avrebbe riportata ai fasti passati. E così, i suoi operai (pagati una miseria) montano oggi moto piuttosto modeste, a dispetto della ragazza che, nella foto di apertura -risalente alla fine degli anni '70, quando il Marchio aveva ancora un discreto successo- sembra essere vivamente interessata a moto e pilota (ma forse vuole solo leggere il giornale...).

 

Gli inizi e le moto da corsa

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    La storia della Jawa inizia nel 1929, quando l'ingegner Frantisek Janecek, proprietario di una fabbrica di armi, produce la sua prima moto (tre foto in alto), una 500 cc. con motore monocilindrico tedesco Wanderer costruito su licenza (nome già trovato nella storia della Dnepr - vedi). Da ciò deriva appunto il nome Jawa, unione delle prime lettere di "Janecek" e "Wanderer". La moto, nonostante la tecnica interessante (aveva la trasmissione finale ad albero ed una struttura generale piutosto moderna), si rivela però un fiasco totale. 

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Si passa così alla produzione di una 175 cc. (prima foto in alto), di motore e progettazione inglesi (il primo era un Villiers, e il progettista era George-William Patchett, già in servizio alla Brough Superior). Questo modello, stavolta, ottiene un ottimo successo di pubblico, tanto che viene costruita fino al 1946, consentendo alla Jawa di imporsi come produttore nazionale. Viene anche lanciata una nuova 350 con distribuzione monoalbero in testa (seconda foto), all' epoca una raffinatezza: e pensare che alcuni modelli russi, ancora negli anni '80, avevano le valvole laterali...Tale moto dimostra come la Cecoslovacchia, fino agli anni '50, sia stata una delle "culle" del motorismo mondiale. Un altro modello di grande successo in patria, fu la "Robot" del 1937 (terza foto; "robota" in ceco significa "lavoro"), un'economica due tempi di 98 cc, molto avanzata per l'epoca con il suo cambio in blocco. A livello di curiosità, va segnalata la costruzione, già nel 1935, della prima moto da speedway della Casa, dotata di motore 500 monoalbero in testa (quarta foto in alto).

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Gli anni '30 passano, e, accanto ai modelli utilitari, continua la produzione di moto di grossa cilindrata, sempre caratterizzate da soluzioni tecniche all' avanguardia. Nel 1946, subito dopo la liberazione dal dominio nazista, viene presentato un modello molto importante per la Casa cecoslovacca (che nel frattempo era stata nazionalizzata): la "Pérak" 250 monocilindrica (prime due foto in alto), di architettura semplice e moderna (aveva già il cambio in blocco, quando il cambio separato era ancora la norma, anche su cilindrate più grandi). Su tale modello, in realtà, i tecnici cecoslovacchi lavoravano già da anni, tenendolo nascosto ai Tedeschi che occupavano la fabbrica. Alla "Pérak" seguì, nel 1954, la "Kyvacka 250", nella terza foto ("kyvacka" significa "molleggiata", con riferimento alla nuova sospensione posteriore, a forcellone oscillante anzichè a ruota guidata), con un motore potenziato a 12 cv. Nel 1952, era stata presentata anche una 500 bicilindrica a 4 tempi con distribuzione monoalbero comandata da coppie coniche (quarta e quinta foto), raffinata ed elegante, con una potenza di 26 cv per 135 km/h. Tale moto aveva origini corsaiole, in quanto era in parte derivata dalle bicilindriche quattro tempi da GP di quel periodo: insomma, per l'epoca era quasi una "racing replica", come si dice oggi! 

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Subito dopo la "Pérak", nel 1948, venne lanciata anche la "Type 12" 350 bicilindrica (prima foto in alto), derivata da un analogo modello di un'altra Casa cecoslovacca, la Ogar, che era stata anch'essa nazionalizzata e fusa con la Jawa. Questo modello è molto importante, in quanto è stato il capostipite di tutta la "stirpe" delle 350 bicilindriche due tempi, che continua ancora oggi. Nella seconda e terza foto, possiamo vederne la successiva evoluzione, la "350 Kyvacka" (stesso nome della 250 monocilindrica), raffigurata nella terza foto in una particolarissima versione con cambio automatico (riconoscibile dal carter sinistro di maggiori dimensioni). Nella quarta foto, invece, la versione con il bellissimo sidecar Velorex (nonostante il look anni '50, l'esemplare è del 1968): anche oggi un mezzo del genere farebbe la sua bella figura, soprattutto a confronto con Ural o Jawa più recenti, paradossalmente molto più spartane! 

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Passando alle moto da competizione realizzate dalla Jawa, occorre dire che esse sono state tantissime, e ci vorrebbe ben più di una pagina per analizzarle tutte: riassumiamo così a grandi linee l' impegno agonistico di questa Casa. Nella prima foto possiamo vedere la 500 bicilindrica monoalbero da corsa del 1949, dalla quale fu ricavata la già citata 500 monoalbero di serie: aveva 40 cv, e toccava i 190 km/h. Nelle ultime tre foto, invece, abbiamo una versione dei primi anni Cinquanta, con distribuzione bialbero, sempre comandata da coppie coniche, 45 cv per 200 km/h.

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Nelle prime due foto in alto, la successiva Z-15 500 del 1955; dotata di lubrificazione a carter secco, due carburatori Amal e cambio a 4 marce, aveva 55 cv per 230 km/h (con carenatura integrale). Nella terza foto, una versione 250 del 1959, dotata di 35 cv per 190 km/h; nel 1961, in versione da 350 cc, tale moto conquistò il secondo e terzo posto nel Motomondiale, guidata da Frantisek Stastny e Gustav Havel. Risultati notevoli, considerando che davanti c'era solo l'intoccabile MV Agusta di Gary Hocking! Durante gli anni '60, venne adottato un nuovo motore, sempre bicilindrico con distribuzione bialbero a coppie coniche, ma con l'alberello posizionato tra i cilindri anzichè sul lato destro del motore. Tali moto conquistarono altri podi negli anni successivi, ma la concorrenza nel frattempo si era fatta agguerrita. La stirpe delle bicilindriche quattro tempi da corsa continuò ancora fino alla fine degli anni '60; nella quarta e quinta foto, abbiamo l'ultima 350 del 1968, con cambio a 6 marce, accreditata di 49 cv per 210 km/h

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Successivamente, l'interesse della Casa nelle competizioni si sposta verso i motori a due tempi: è così che nascono una serie di modelli ad uno, due e quattro cilindri. Nelle prime tre foto in alto, abbiamo una 350 monocilindrica GP fine anni '60: il motore, derivato dalle moto da enduro, ma dotato di raffreddamento a liquido, era caratterizzato da un'erogazione vigorosa...e da una tendenza a grippare a volte fatale: su questa moto, difatti morirono ben due piloti, Boceck e Malina, a causa di un improvviso grippaggio con conseguente bloccaggio della ruota posteriore ad alta velocità. Questa moto, pur essendo un mezzo ufficiale, veniva affidata ai piloti "minori"; tuttavia era piuttosto competitiva, in quanto i suoi 50 cv dovevano muovere appena 89 kg di peso totale! La Jawa, nel 1966, realizzò anche una piccola e raffinata 125 da GP, la "Typ 670" (quarta foto), con motore bicilindrico a V orizzontale, erogante 27 cv a 14.000 giri: il peso complessivo era di 83 kg. 

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Ma la massima espressione dell' impegno Jawa nel Motomondiale fu la potente "Typ- 673" 350 cc (quattro foto in alto), con motore quattro cilindri due tempi a V, dotato di valvole di ammissione a disco rotante, la cui potenza arrivò a 80 cv (per 265 km/h) nell'ultima versione del 1971. Purtroppo, anche tale moto, pur risultando vittoriosa in diverse occasioni, si rivelò "assassina" nel vero senso della parola: nel 1969 il grande campione Bill Ivy perse la vita sempre a causa di un grippaggio (causato dalla scarsa qualità dei metalli, non paragonabile a quella occidentale). Questi tragici incidenti causarono il progressivo abbandono della Casa cecoslovacca da parte dei piloti occidentali, nonostante le moto avessero, specie nel caso della "Typ-873", un'elevata competitività.

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In alto (prime due foto), abbiamo invece una "250 Junior", moto assai più "tranquilla" e destinata ai piloti privati, utilizzata soprattutto in patria. Aveva un motore monocilindrico raffreddato ad aria di stretta derivazione enduristica, ed uno strano telaio in lamiera stampata con disegno a "banana", anch'esso simile ad alcuni contemporanei modelli da enduro. In alto a destra, invece, l'ultima moto da GP della Jawa: la 250 del 1976, dotata di circa 60 cv per 240 km/h. Dopo questa moto, la Jawa si ritirò in forma ufficiale dai Gran Premi, anche a causa della feroce concorrenza nipponica e dei paletti posti alle uscite all'estero dal Governo filosovietico; ma non c'è dubbio che le morti in sella alle due tempi cecoslovacche, competitive ma pericolose, contribuirono a mettere in fuga i piloti occidentali. 

 

Le moto da enduro, da speedway e da trial

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A partire dagli anni '50, la Jawa si dedica anche alle gare di enduro, attività che continuerà con successo fino alla fine degli anni '80. Nelle prime due foto in alto, una 250 da regolarità fine anni '50, strettamente derivata dalla "Kyvacka 250" di serie; ne venne realizzata anche una versione con motore quattro tempi monoalbero, rimasta allo stadio di prototipo (terza foto). Nella quarta foto, invece, la "Typ 655/01" di 125 cc del 1967, con 13 cv di potenza. 

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  Ma le Jawa da enduro più famose furono quelle costruite durante gli anni '70: moto essenziali e robuste, non facilissime da guidare, ma dotate di motori semplici, potenti e competitivi. Guidate da piloti come Masita, Mzarek e Cespiva, fecero incetta di titoli iridati, con 14 fra titoli iridati e Vasi d'Argento ISDT. Queste moto erano quasi sempre costruite a mano in pochissimi esemplari, e riservati alle squadre nazionali: tuttavia, i modelli ufficiali dell'anno precedente venivano prodotti successivamente in serie limitata per i piloti privati, e venduti anche all'estero. La produzione della Jawa in campo fuoristradistico si può riassumere in circa 2.000 moto prodotte in "serie limitata" e circa 500 moto ufficiali prodotte in circa 35 anni di attività. Nella prima e seconda foto in alto, abbiamo una 400 e una 250 dei primi anni '70, dalla potenza di 35 cv per la 250 e circa 40 per la 400. Vennero realizzate anche delle versioni con uno strano telaio "a banana", già visto anche su alcuni modelli da corsa (terza e quarta foto). Nella quinta foto, una massiccia versione 500 del 1978. In tale periodo, anche altre Case dell'Est, ovvero MZ, Simson, CZ, dominarono le gare di enduro e cross.  

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Negli anni '80, invece, le vittorie si fanno sempre più rade, e le moto -sempre prodotte in pochi esemplari- cominciano ad accusare il "gap" con le avversarie occidentali. Nella prima foto in alto, la "Typ 657/02" 125 del 1984, con motore raffreddato a liquido da 27 cv, ammissione a disco rotante, forcella Marzocchi e monoammortizzatore Bilstein; stesse caratteristiche per la "Typ 652/5" di 360 cc. nella seconda foto, ancora equipaggiata con il vecchio motore raffreddato ad aria. Verso la fine degli anni '80, viene introdotta un nuovo motore di 250 cc. con raffreddamento a liquido, ammissione lamellare e valvola parzializzatrice allo scarico: nella terza foto, abbiamo la "Typ 681" del 1987, equipaggiata con tale motore. Nella quarta foto, una delle ultime versioni, con motore aumentato a 360 cc (46 cv) e forcella rovesciata: è una delle ultime moto ufficiali della Casa ceca. 

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Nelle prime tre foto in alto, alcuni esemplari di 250 cc. realizzati alla fine degli anni '80 in piccola serie per i piloti privati: è facile notare come tali moto fossero assolutamente superate, dato che, a seconda dei casi, avevano ancora il vecchio motore raffreddato ad aria degli anni '70 ed il freno anteriore a tamburo! Nella quarta foto, invece, la Jawa 560 con motore Rotax 600 quattro tempi; questa moto fu prodotta in soli 6 esemplari, e fu anche l'ultima Jawa a conquistare un titolo iridato, nel 1986, con il pilota J. Chovancik. Nel 1990 l' impegno nell' enduro termina definitivamente, a causa della crisi economica: finisce così la grande tradizione della Casa ceca in questo settore.  

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Lo speedway è una categoria nella quale la Jawa -ed i piloti dell' Est in generale- hanno sempre dettato legge, avendo come unici concorrenti i motori italiani G.M. ed i motori inglesi Weslake. Nella prima foto, abbiamo la "DT 500" del 1966, con un monocilindrico 500 cc. ad aste e bilancieri con due valvole da 51 cv, di derivazione ESO (un'altra Casa cecoslovacca). Nella seconda foto in alto, invece, la "Typ 894" del 1976, che fu equipaggiata con un nuovo ed avanzato bialbero quattro valvole -sempre di 500 cc.- da circa 60 cv. Dotate dello stesso motore sono la moto nella terza foto, prodotta nel 1982, e l'esemplare per lo speedway su ghiaccio nella quarta foto (prodotto nel 1984). Come un pò tutte le moto della categoria, le Jawa bialbero da speedway erano capaci, grazie al peso ridottissimo, di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi!! Verso la fine degli anni '80, tali modelli vennero sostituiti da una monoalbero. L' impegno nello speedway continua ancor oggi con successo, grazie all' ex-reparto corse che allestiva appunto tali moto, oggi Casa costruttrice a sè stante ("Jawa Divisov": vedi). 

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La Jawa ha partecipato anche al mondiale di trial, anche se con risultati modesti: nelle due foto in alto, abbiamo un modello del 1984 ed uno del 1987, con motori rispettivamente da 240 e 260 cc. derivati dalle vecchie versioni enduro (adeguatamente depotenziati) e dotati di ammissione lamellare e polmone di compensazione sul condotto di scarico.

 

Gli anni '70 e '80

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Tornando alla produzione di serie, nel 1968 viene lanciata la "350 Californian" (prime due foto in alto). La moto, dotata come la "Type 14" di motore bicilindrico due tempi, riscuote un buon successo anche in Occidente, grazie alle sue doti di economicità e robustezza, oltre che -per via indiretta, naturalmente- alla reputazione della Casa nelle competizioni. Da tale modello nascono le successive evoluzioni dotate della medesima impostazione meccanica, alcune anche piuttosto curiose, come la "Bizon" dei primi anni Settanta (seconda e terza foto), dotata di un massiccio gruppo serbatoio/faro. Nella quarta e quinta foto, invece, la "Typ 634" del 1979, ritratta anche nella foto di apertura. 

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Gli anni '80 sembrano iniziare, per la Jawa, all' insegna del rinnovamento. Nel 1984 viene difatti presentato un interessante prototipo con motore 500 bicilindrico boxer (prime tre foto in alto). Il motore è più moderno dei classici boxer BMW dell' epoca, in quanto la distribuzione è monoalbero in testa, e non ad aste e bilancieri; la frizione è controrotante, in modo da ridurre le vibrazioni. Da notare inoltre l'intelligente soluzione dei carburatori posti in alto, invece che dietro i cilindri, per non intralciare le gambe del guidatore. Vennero realizzati prototipi con teste a due o quattro valvole per cilindro; purtroppo, la moto non venne mai prodotta, così come l'altrettanto interessante "Typ 822" (quarta foto), 250 monocilindrica a 4 tempi realizzata nel 1985. Nella quinta foto, invece, la Jawa 500 R, prodotta in Inghilterra dalla Skoda UK, e dotata di motore Rotax monocilindrico 4T (utilizzato anche sulle enduro ufficiali) montato sul telaio della 350 bicilindrica. 

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  Nel frattempo, la 350 bicilindrica due tempi si sviluppa attraverso varie evoluzioni, che però lasciano invariato il progetto di base, ormai decisamente datato. Neanche una leggera evoluzione maggiorata a 420 cc., cambio a 5 marce e doppio carburatore, approda alla produzione. La moto viene intanto venduta in tutto il mondo, anche in Europa ed in America (ma il mercato sovietico rimane predominante), soprattutto in abbinamento col sidecar, sempre prodotto dalla Velorex. In alto, da sinistra, la 350 "Twin Sport" del 1986 (è evidente che il nome, che in italiano significa "bicilindrica sportiva", non le si addice troppo...), la 350 sidecar del 1990 (versione "scoperta"), la "350 Style" del 1990 ancora oggi prodotta (che, come uniche novità, introduceva solo il miscelatore automatico e una carrozzeria in fibra di vetro; il freno a disco anteriore era stato introdotto qualche anno prima), e la corrispondente versione sidecar "chiusa" con tetto in plexiglass). Per tutte, il motore rimane sempre lo stesso, con il particolare cambio semiautomatico, dotato di frizione comandata dal pedale del cambio stesso).

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 Due parole, infine, sulla produzione ciclomotoristica della Jawa, poco conosciuta. In alto a sinistra, lo Jawa "Mocick", un 50 cc. di impostazione molto classica (motore due tempi senza lamelle, cambio monomarcia o 2 marce automatiche). Tale veicolo viene importato in Italia agli inizi degli anni '90 dalla Cagiva, ma ottiene (ovviamente...) un successo pressochè nullo. In seguito, dopo la crisi della Jawa, tale modello viene venduto con il marchio "Babetta": al centro, il Babetta "Sportline" (il serbatoio aggiunto -notare il tubo benzina scoperto!- dovrebbe farne un veicolo sportivo...ogni commento è puramente superfluo!). A destra, infine, il Babetta "Star", un più dignitoso "pieghevole".

 

Il crollo del 1990

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La produzione della "Style", nel 1990, coincide con l' inizio del crollo dell' impero sovietico, e, simultaneamente, con il declino della Jawa. In quell' anno, infatti, la Casa si preparava a consegnare 100.000 moto al mercato sovietico (come accadeva da diversi anni, in quanto l'URSS era il principale mercato delle moto cecoslovacche). Ma il crollo del regime comunista in Russia non poteva non avere effetti: il rublo perse di valore, fino a diventare quasi carta straccia, e la Jawa pretese, di conseguenza, di essere pagata in dollari. I russi, naturalmente, si rifiutarono, e mandarono a monte la commessa. Per la Jawa fu la catastrofe. Centinaia di migliaia di 350, inizialmente destinate al mercato sovietico, rimasero ad arrugginire nei piazzali della vecchia fabbrica, invendute. Nè si poteva trovare un altro mercato dove piazzarle: in Occidente sarebbe stato impossibile, ma anche nei Paesi in via di sviluppo l'impresa era ardua, dato che -disgraziatamente- in paesi come l'India, la Jawa aveva ceduto la licenza per la produzione in loco dei suoi modelli!

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      E' un colpo durissimo per la Casa ceca, che cerca comunque di lanciare una serie di modelli stradali ed enduro equipaggiati con un nuovo motore raffreddato a liquido, derivato dalle vittoriose enduro da gara. Nel 1991 era stato siglato un accordo con la Cagiva, che avrebbe portato alla produzione di queste moto, nonchè di nuovi modelli con il marchio CZ (vedi). Purtroppo l'accordo saltò, e i modelli programmati finirono nel dimenticatoio. In alto da sinistra, i primi prototipi 250, la "300 Enduro" (con motore da 277 cc), la "Tempo 250" semicarenata, e la naked "Super Master". Di tutte queste moto, solo la "Tempo" e la "Super Master" sono state prodotte, peraltro in un numero di esemplari decisamente ridotto.

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Con il monocilindrico 250 raffreddato a liquido derivato dalle enduro-gara (ma leggermente aumentato nella cilindrata a 277 cc), venne realizzata anche la Jawa "Athena" (quattro foto in alto), interessante prototipo caratterizzato da moderne soluzioni come la carenatura integrale, la strumentazione digitale, le prese d'aria dinamiche ed il catalizzatore. Certo, l'estetica è un pò "pesantuccia"...ma si tenga conto che in quel periodo le moto, pìù erano carenate, meglio era (decisamente le "naked" non erano ancora di moda)! 

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La Jawa, a corto di risorse finanziarie per nuovi progetti, tenta di diversificare la produzione riproponendo, con allestimenti di ogni tipo, l' obsoleta 350 bicilindrica in tutte le salse: in alto, abbiamo la "Classic" senza carenatura, la "Chopper", la "Tramp" enduro, la "Sport" carenata (equipaggiata addirittura con un paio di espansioni "racing", in stile Yamaha RD 350; del resto è bicilindrica 350 due tempi anche quella...ma le prestazioni sono ben diverse!), ed addirittura una versione trike!

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Vennero realizzati anche alcuni prototipi 400 monocilindrici 4T (tre foto in alto), con testa a quattro valvole, uno raffreddato ad aria e l'altro raffreddato a liquido. La Casa ceca finisce sempre più in basso nel buco nero della crisi finanziaria, contraendo debiti per cifre addirittura superiori al valore della fabbrica stessa. La Jawa si barcamena ancora per qualche tempo, fino alla seconda metà degli anni '90, quando i vecchi ed enormi stabilimenti a sud di Praga, in passato orgoglio del regime, vengono svenduti, marchio compreso, a una società specializzata in impianti idraulici, per il ridicolo corrispondente di 70 milioni di lire! Una fine davvero umiliante per quello che era un colosso industriale dell' Est dalle capacità riconosciute anche in Occidente.

 

Le versioni cinesi ed indiane - Modelli attuali

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Paradossalmente, la produzione cinese ed indiana su licenza delle Jawa continua ancor oggi a pieno ritmo. Soprattutto in India, la Jawa 350 bicilindrica vecchio tipo è molto diffusa, ed è stata prodotta in loco con il marchio "Yezdi" (in alto a sinistra); con lo stesso marchio, viene ancor oggi prodotta anche la 250 monocilindrica (seconda foto). Nella terza e quarta foto, invece, due versioni cinesi: la "Xing-fu 250 A" e la "Type 353" (quest'ultima una fedele replica dell'analogo modello europeo anni '50, caratterizzato dalle fiancatine carenate), anch'esse su base Jawa 250 monocilindrica, ovvero la "Perak" e discendenti.

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E il Marchio originario? Un pò come l'ex-Cecoslovacchia, anche la Jawa viene divisa in due. Le due aziende che si vengono a creare, la "Jawa Moto" e la "Jawa Divisov", sono società completamente distinte, anche se provengono dallo stesso "ceppo". La "Jawa Moto" produce le vecchie e datate 350 (una versione, addirittura, monta di nuovo il freno anteriore a tamburo!), oltre a qualche nuovo, ma poco attraente modello. Per un pò l' azienda ha avuto sede nei vecchi stabilimenti di Praga, successivamente la produzione è stata spostata negli stabilimenti della Moto Union, un' altra fabbrica motociclistica ceca, di recente costituzione. Nella seconda foto in alto, la "Scot Sabater", ovvero una vaga interpretazione in chiave "scrambler".  Nella terza e quarta foto, due modelli recenti (2001): la "Basic" e la "Californian" (quest'ultima, tutto sommato gradevole anche se ormai irrimediabilmente datata, riprende il nome dell' omonimo modello di trent'anni fa).

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Gli attuali modelli della "Jawa Moto", oltre alla 350, sono la "Chopper 125" e "Travel 125" (prima e seconda foto in alto), con telaio e componenti della 350, le enduro "Dandy 125" e "Sport 125" (terza e quarta foto), e la "Robby 100" (quinta foto), tutte motorizzate Honda 4T, le ultime due disponibili anche in versione 50 cc. Se la "Dandy" è tutto sommato gradevole (anche se non certo memorabile), la orripilante "Robby" rappresenta un ridicolo tentativo di proporre una moto super-economica: se si voleva riconquistare un'immagine in Occidente, si è ottenuto esattamente il risultato opposto! Come se non bastasse, la versione 50 di questa motociclettina ha un motore prodotto dalla slovena Tomos: più economica di così, si muore!

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Qualche tentativo di proporre qualcosa di nuovo, però, la "Jawa Moto" lo sta facendo: nelle prime quattro foto in alto, la Jawa 650 Cruiser, presentata al Salone di Praga del 2003 e mossa da un monocilindrico bialbero Rotax (lo stesso della BMW "F650"), la cui produzione è prevista per il 2004 (è ancora un prototipo provvisorio). Nella quinta e sesta foto, invece, una piccola GP per il Campionato ceco di velocità junior, realizzata in collaborazione con il team Sieber; motorizzata con un Minarelli da 50 o 70 cc. (rispettivamente con 9,5 e 13,5 cv di potenza), ha un telaio in alluminio pesante appena 4,9 kg, per un peso totale di 60 kg.

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La "Jawa Divisov", invece, è praticamente l' ex-reparto corse, situato nella città di Divisov, che si occupa a tutt'oggi con successo della produzione e sviluppo (sia pure in quantità limitate) delle moto da speedway, continuando così la grande tradizione sportiva della Casa in questa disciplina sportiva (nella seconda e terza foto in alto, due modelli rispettivamente destinati alle gare su terra e su ghiaccio, entrambe equipaggiate con un potente monocilindrico raffreddato ad aria, disponibile in diverse configurazioni: bialbero quattro valvole (quarta foto) o monoalbero due valvole (quinta foto).  

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Fra l' altro, la "Jawa Divisov" ha progettato, in collaborazione con l'italiana Ber Racing, un compatto 650 monocilindrico bialbero da enduro/cross raffreddato a liquido (prima foto in alto), con la notevole potenza di 64 cavalli, e dotato anche di contralbero antivibrazioni. Tale motore, inserito in una ciclistica di derivazione Cagiva "Mito", è stato utilizzato anche per un interessante prototipo per le gare di "Supermono" (seconda, terza e quarta foto in alto), la categoria destinata ai monocilindrici 4 tempi da corsa. In tale configurazione, il motore eroga la bella potenza di 75 cv: una versione stradale di questa moto non sarebbe affatto male! Questo monocilindrico sarebbe una buona base per ripartire con una produzione su piccola scala, ma fortemente specializzata (tipo Husaberg o VOR, tanto per intenderci). Meglio sicuramente questo, piuttosto che vedere per l'eternità motociclettine "assemblate" da quattro soldi, forse più brutte della pur vecchia 350. 

Perlomeno le vecchie Jawa erano pur sempre delle robuste moto prodotte interamente da una fabbrica grande e plurititolata. Speriamo che la Jawa non rimanga per sempre la "Cenerentola delle moto", e che torni ad essere la grande Marca che era in passato. Senza che arrivi mezzanotte, e che le moto non si trasformino di nuovo in zucche...

Alcune foto tratte da Danish Jawa Club , Jawamania, http://home.wanadoo.nl/g.knol/Plaatjes.html , http://www.lagranda.com/mario_classic_bikes/index.html

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